
Qualche settimana fa, in mezzo alle ferie estive sono andato con la mia Dolce Meta' al Lingotto; all'8 Gallery - come si chiama.
Faceva caldo e giusto il giorno prima avevo acquistato una giacca estiva da motociclista. Daria aveva la sua bella giacchetta estiva gia' da qualche giorno, il casco nuovo... cosi' abbiamo pensato di "festeggiare" la cosa e abbiamo deciso di andare in moto a fare questo giro.
Eravamo eleganti, felici, "belli" (non passate sopra le virgolette senza prestavi attenzione...).
Siamo arrivati quindi all'8 Gallery e qualcuno ha spento lo spot sulla nostra felicita' e "bellezza" in pochi minuti.
All'ingresso sotto Saturn, quello di fianco al Pam... quello laterale... quello che normalmente non si frequenta quando si va al Lingotto in macchina abbiamo incontrato un uomo piccolo e magro.
Non elegante, con una punta di trasandatezza generale che stonava un po' con la sua aria da brava persona. Qualche minuto dopo avrei notato altri dettagli che contribuivano a rendere un disagio persino fisico l'essere in sua compagnia...
Quest'uomo, armato di uno zainetto con uno spallaccio calato (quelo zaino doveva aver fatto su-e-giu' parecchie volte negli ultimi minuti...) e di una cartellina in plastica blu cobalto ricolma di fogli di carta ci si e' avvicinato e ha cominciato a parlarci quando le belle giacche estive erano ancora addosso a noi. E ha attaccato con la solita solfa del "posso disturbarvi un minuto?"... ma per qualche motivo nessuno di noi due l'ha respinto.
Era piccolo, vestito senza cura di abiti di due taglie superiori al dovuto, ma puliti; aveva meno capelli di quelli che la sua eta' avrebbe dovuto assicurargli; aveva scarpe fuori tempo: invernali e consumate male; aveva un paio di occhiali dalla montatura apparentemente costosa, ma storta, deforme... occhiali che avevano vissuto i loro fasti in un tempo passato, ma che adesso manifestavano chiaramente la loro sofferenza per i maltrattamenti subiti... aveva BISOGNO di parlare con qualcuno; aveva bisogno di parlare con noi.
Allora l'abbiamo ascoltato e lui ha cominciato a raccontarci delle sue sventure... della sua eta'. Ha 4 anni piu' di me, ma sembrava che ne avesse almeno 15. Ci ha raccontato del problema di salute che l'ha allontanato da un lavoro sicuro, dai suoi affetti e dalla sua vita. Ci ha raccontato di quello che era e adesso non e' piu'. Ci ha mostrato le carte che la sua cartellina blu cobalto conteneva: curriculum, offerte di collaborazione presso ONG e no-profit. Ci ha mostrato quanto la volonta' possa spingere lontano una persona. Ci ha mostrato i certificati medici e le diagnosi ospedaliere.
L'abbiamo fermato.
La giornata di sole intorno a noi era gia' diventata buia.
Il disagio era gia' grande. Con una persona come Moreno non te la senti di andartene e di ignorare i suoi problemi. Non te la senti neppure di provare a confortarlo con una sorta di spirito di condivisione... "Guarda... anche noi siamo sfigati...".
Perche' nessuno puo' essere sfigato come Moreno. Perche' ne' Daria ne' io siamo neppure lontanamente comparabili con Moreno; noi siamo (con alti e bassi) infinitamente fortunati!
Il cuore cominciava a far male. C'erano quasi 40 gradi; Le belle giacche estive avevano smesso di essere efficaci contro il caldo che - da fermi - si faceva pesantemente sentire... non era possibile staccare gli occhi da quegli occhiali deformati... smettere di ascoltare quella voce che orgogliosamente parlava di sfortuna. Solo dopo parecchi minuti ci saremmo accorti che eravamo diventati un bagno di sudore; in quel momento c'era solo Moreno e il riflettore spento sulle nostre teste.
E d'improvviso, senza controllo, esce la domanda che - inevitabile - ti fa pentire di averla fatta:
"Cosa possiamo fare noi per te?"
Esce da sola, perche' vuoi smettere di star male sentendo quanto si puo' star male; esce perche' e' naturale che esca, data la situazione. Esce e sai gia' che la risposta che sentirai a questa domanda sara' la piu' grande umiliazione che potrai infliggere alla persona a cui la stai facendo.
E ti penti, ma e' troppo tardi.
I suoi occhi divengono lucidi, e di conseguenza i tuoi.
44 anni, una lunga carriera alle spalle in posti di prestigio; una malattia fortemente invalidante e in poco tempo ti trovi a fare l'elemosina dietro i tuoi occhiali costosi (ma deformati) davanti all'ingresso di un centro commerciale!
Non ci siamo mai sentiti cosi' male per un'altra persona come in quel giorno, in cui Moreno e' riuscito a spegnere il riflettore puntato su di noi, sotto la cui luce noi camminavamo tranquilli.
E il peggio e' arrivato quando - come una bomba ad orologeria... come una carica d'esplosivo con una miccia lunga - una passante e' TORNATA da Moreno per fargli quell'elemosina che forse in precedenza non aveva potuto fargli, e gli ha stretto la mano in segno di rispetto e ringraziamento - forse - per averla fatta sentire di nuovo un essere umano che non se ne sbatte degli altri esseri umani.
E lui ci ha salutato dicendo: "guardate... questa sera riesco a mangiare!".
Grazie Moreno. E i nostri migliori auguri di miglioramento della tua condizione.
PS: La rentrée sul blog forse non e' delle piu' allegre... sara' che il periodo non e' dei piú allegri.
Sono un po' alla frutta... vorrei che la mia vita avesse finalmente una svolta "positiva" e riuscissi nel mio intento di tornare a Casa... e non e' buffo "lamentarsi" dopo una storia come questa?
Buffo...